Le esperienze condotte negli anni 90 con sistemi di perfusione eparinati hanno rappresentato un primo significativo segnale dell’evoluzione e della ricerca tesa alla realizzazione di modelli in grado di assicurare una migliore biocompatibilità nei confronti del sangue in corso di CEC.
Possiamo definire in generale biocompatibilità, in perfusione, quelle precauzioni atte ad attenuare la risposta infiammatoria del sangue nei suoi molteplici aspetti. Qualsiasi contatto ematico con componenti non appartenenti alla fisiologia del sistema cardiovascolare provoca la bioINcompatibilità del sangue rispetto alla struttura chimica della materia estranea.
I tradizionali sistemi di CPB ora sono affiancati da soluzioni finalizzate all’adeguamento dei materiali entro limiti più fisiologici e naturali, per quanto possibile nella ns. incapacità di riprodurre ciò che la natura ha creato e selezionato in milioni di anni.
 
Le procedure chirurgiche che richiedono una circolazione extracorporea sono quindi fonte di complicazioni derivate dall’interazione di vari componenti chimico-biologici con superfici estranee.
Le evoluzioni tecnologiche scaturite dal primo step costituito dai sistemi eparinati hanno avuto il principale scopo di offrire un completo corredo di materiali per CEC dotati, al loro interno, di una membrana o rivestimento definito “biocompatibile”. Tale finalità si propone di ridurre le conseguenze fisiopatologiche insite nella meccanica stessa della CEC con un supporto palliativo attenuante la bioINcompatibilità dei materiali utilizzati. Tra le varie proposte oggi disponibili Terumo ha realizzato “X-Coating”, una superficie idrofilica e biopassiva interna al sistema di perfusione.
Il termine biopassivo induce a considerare dapprima il termine idrofilico, che è ben noto a tutti. Infatti “X-Coating” è di per sé una superficie sintetica della famiglia dei polimeri acrilici e che di biocompatibile non ha assolutamente nulla. Però è una molecola anidra, quindi estremamente reattiva nei confronti dell’acqua.
Ne deriva che PMEA è in grado d’imbibirsi d’acqua: le molecole del polimero sono dense di siti idonei ad un forte legame chimico-covalente con le singole molecole di H2O. La struttura che scaturisce dal liquido di priming, PMEA-H2O è la vera superficie del coated interno.
PMEA è quindi un supporto di H2O, il vero fattore biocompatibile che si frappone tra la superficie sintetica e il torrente ematico. Il termine biopassivo, destinato al PMEA, definisce il mezzo inerte con cui si pone H2O quale elemento di contatto con il sangue.
L’originalità del progetto è quindi molto semplice: utilizzare l’acqua, elemento biologico per eccellenza, come rivestimento interno della struttura per la CEC.
Dai punti esaminati si desume che una corretta disciplina di apparati di perfusione “X-Coating” deve prevedere quale primo strumento l’adozione di un ossigenatore con tale rivestimento interno.
La gamma Terumo è in grado di soddisfare qualsiasi richiesta in base alle caratteristiche fisiche del paziente e il tipo d’intervento da sostenere. In secondo luogo il circuito CEC, ottenibile personalizzato, deve includere tutte le componenti trattate con “X-Coating”, od altrimenti privilegiando quelle a più costante contatto con il sangue in corso di CEC. Per concludere l’ideale percorso, Terumo ha iniziato la produzione di accessi vascolari con simile trattamento al fine di offrire un completo corredo di materiali con “X-Coating” realizzando una completa CEC “Tip to Tip”.