Come già si è ricordato i leucociti neutrofili vengono attivati dalla invasività della pratica chirurgica e comunque dal contatto con qualsiasi superficie estranea che non sia l’endotelio umano. Queste cellule sviluppano intermediari infiammatori (Interleukine, Citokinine, etc.) reagendo agli stimoli sopralencati. La loro attivazione, e questo è il fattore principale della loro dannosità, permane diversi giorni dal termine dell’intervento, insidiando principalmente gli organi più vascolarizzati, quali polmoni, cuore, reni etc.
Ne consegue che le disfunzioni d’organi riscontrate comunemente su pazienti sottoposti ad intervento cardiochirurgico, sono spesso imputabili alla persistente azione dei leucociti neutrofili. L’utilizzo mirato di filtri specifici ne limita statisticamente il danno funzionale arrecato da queste cellule.
Aspetto non secondario, appare l’analisi costo/beneficio rapportata alla funzionalità della leuco-deplezione. Tale valutazione bio-economica ha posto in luce due fattori:
a) i pazienti sottoposti a leuco-deplezione richiedono un apporto farmacologico limitato o nullo per ridurre le disfunzioni correlate agli organi più sensibili all’azione di neutrofili attivati.
Soprattutto la rilevazione statistica è significativa per i seguenti parametri:
  - riduzione dei problemi connessi alla funzionalità polmonare,
  - riduzione dei problemi dovuti a microemboli
e rapido miglioramento neurologico,
  - riduzione dei problemi miocardici in genere
e connessi ad episodi di fibrillazione atriale.
b) I pazienti sottoposti a leuco-deplezione mostrano tempi di permanenza ospedaliera ridotti ed una più sollecita dismissione.

L’utilizzo mirato dei filtri per leuco-deplezione si propone pertanto quale ulteriore mezzo per una perfusione più sicura e fisiologica.

 
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