I pazienti sottoposti a circolazione extra-corporea presentano importanti modifiche delle funzioni organiche. Significativi progressi della tecnologia cardiochirurgica hanno permesso la riduzione dei rischi connaturati alla pratica, non certo di annullarli completamente.
L’intervento cardiochirurgico resta un importante episodio cruento e fattore di una profonda instabilità organica. Obiettivo primario dell’equipe medica è il sollecito ritorno ad un normale livello fisiologico del paziente.
Il perfusionista è uno dei principali attori dell’atto chirurgico ed ha ora a disposizione una vasta gamma di soluzioni a supporto per una CEC meno traumatica e più soddisfacente dal punto di vista emodinamico e clinico. È generalmente accettato che la stessa invasività dell’atto chirurgico è già fattore scatenante di una risposta infiammatoria sistemica da parte del paziente. Compito, non secondario, deve risultare la minimizzazione degli effetti negativi che questa comporta.
 
La risposta infiammatoria sistemica è un evento estremamente complesso e deriva dal fatto che soltanto l’endotelio umano è in grado di interagire col sangue stabilizzandolo in maniera efficace. Tutti gli strumenti che vengono utilizzati sono palliativi di questa situazione. I procedimenti adottati possono essere di varia natura, ed il perfusionista può intervenire efficacemente per limitare alcune fasi di questo esteso fenomeno.
Da anni la ricerca medica ha individuato nei leucociti neutrofili un importante fattore della risposta infiammatoria. I leucociti neutrofili, attivandosi in corso di CEC, costituiscono una importante fonte di markers citotossici durante e dopo la CEC, e la loro rimozione contribuisce al recupero del paziente verso una stabilizzazione dei più importanti organi.
Per ottenere un’efficace leuco-deplezione una completa serie di filtri specifici è stata sviluppata dalla Pall Medical e sono in grado di intervenire nel trattamento ematico a qualsiasi livello.

La leuco-deplezione può essere condotta quindi a vari livelli inserendo gli opportuni filtri quali:
- adozione di un filtro arteriale in serie con il filtro standard,
- adozione di un filtro della linea di cardioplegia ematica,
- adozione di un filtro per la trasfusione del sangue raccolto dal campo operatorio.
Ed infine:
- adozione preventiva di un filtro pre-bypass per trattenere le impurità del priming, nonché le microparticelle derivate dalla produzione industriale dei dispositivi per circolazione extracorporea.

Come già si è accennato esiste un filtro idoneo per ogni singola fase di CEC su cui operare la rimozione leucocitaria. Più generalmente è coinvolto il filtro arteriale posto in serie con un filtro standard. Normalmente esso viene utilizzato circa 30-40’ prima del declampaggio aortico, quando si ritiene che già un buon numero di leucociti neutrofili siano attivati e quindi idonei alla rimozione attraverso il filtro che agisce attraverso un processo di chemio-adesione nei confronti dei soli neutrofili attivati.
 
 
       
 
 
  Simile è l’azione del filtro per leuco-deplezione della cardioplegia ematica. Sede di elezione è la linea d’uscita dall’ossigenatore, quando ancora il sangue è integro e non miscelato con la soluzione cardioplegica.
Il filtro, di dimensioni ridotte, si applica velocemente e funziona ogniqualvolta viene somministrato un bolo di cardioplegia. La specificità della leucodeplezione sulla linea cardioplegica è indirizzata a contrastare l’apparizione di fibrillazione atriale post operatoria. L’insorgenza di tale fenomeno è ascritta all’azione citotossica di neutrofili attivati che vengono concentrati in sede miocardica attraverso i boli di cardioplegia.
Gli studi comparati rivolti a tale problematica hanno rilevato che gruppi di pazienti sottoposti a leucodeplezione selettiva della cardioplegia ematica mostrano una drastica riduzione della comparsa della fibrillazione atriale.
Relativamente alla tipologia dei filtri da recupero sangue essi vengono utilizzati alla stregua dei set trasfusionali direttamente sul paziente. Essi risultano efficaci anche nella rimozione di particelle inquinanti derivate dal campo operatorio.
L’ultima considerazione sui filtri pre-bypass: essi esulano naturalmente dalle considerazioni circa la leuco-deplezione, ma non per questo non assumono un significato importante. Recenti studi di carattere puramente chimico-fisico hanno posto in luce la presenza di microparticelle inferiori ad 1 micron nei liquidi di priming.
Ciò dipende dalla pulizia che la soluzione esercita sui dispositivi di perfusione la cui produzione industriale, per quanto accurata sia, non preclude la presenza di queste minuscole particelle quali evidenti cascami di lavorazione. Le indagini cliniche su organi altamente vascolarizzati ha posto in luce la loro elevata presenza quali fattori di microembolie.